Le domande e risposta più frequenti alla portata di ognuno di Voi.

L’evoluzione medica ha sviluppato terapie conservative per curare la malattia venosa emorroidaria:

1In quali casi clinici l’integrazione tra Fotobiomodulazione Laser emorroidaria e Fleboterapia Rigenerativa dimostra la maggiore efficacia ?
Nella patologia emorroidaria più estesa e con prolasso emorroidario esterno od emorroidi esterne congeste di massimo grado oltre che nei pazienti più anziani. Quanto maggiore è la stasi del sangue venoso emorroidario e l’età dei pazienti, tanto più è presente danno ossidativo cronico grave della parete venosa emorroidaria sede della rigenerazione terapeutica ed è inoltre maggiore l’entità del prolasso mucoso: in questi casi clinici si evidenzia il maggiore vantaggio di un’associazione terapeutica nell’impiego medico dei più moderni Laser diodo a frequenza di 808 nm (spettroscopicamente è proprio questa infatti la banda di luce in grado di leggere l’emoglobina desossigenata presente nel sangue venoso e nelle vene emorroidarie che la contengono, per stasi del sangue in esse presente). Terapia conservativa non vuol dire “conservare una patologia” ma recuperare la naturale condizione anatomo-funzionale precedente alla malattia emorroidaria. Con l’assoluto rispetto per ogni altra metodologia, è onestamente difficile ipotizzare una terapia migliore della “restitutio ad integrum” per un tessuto malato se ci poniamo l’obiettivo terapeutico nella guarigione. L’uso endorettale di gel o creme all’acido ialuronico per alcune settimane consente di ottimizzare il trofismo della mucosa e della matrice extra-cellulare. Con tale tecnica il paziente viene gradualmente condotto verso l’autoguarigione poichè l’obiettivo finale è quello di stimolare la riparazione dei tessuti, promuovendo l’attivazione e liberazione locale dei fattori di crescita cellulare (lo stimolo più forte delle cellule staminali autologhe dello stesso paziente), incrementando l’acido ialuronico nei tessuti prolassati. Mediando in altre parole le metodiche più in uso dalla Medicina Rigenerativa e contribuendo ad un dialogo positivo tra la disciplina rigenerativa ed altre specializzazioni, sempre in favore dei pazienti.
2E’ sempre utile far precedere la terapia medica con un moderno Laser diodo idoneo a “riconoscere” con precisione il solo sangue venoso e le vene emorroidarie ano-rettali prima dell’infiltrazione “rigenerativa” fleboterapica con salicilato di sodio a bassa diluizione ?
Clinicamente il paziente si avvantaggia della terapia integrata Rigenerativa Fleboterapica se è preceduta ed associata alla Fotobiomodulazione Flebologica Laser. La risposta clinica su 50 pazienti con prolasso emorroidario ha dimostrato riduzione nei tempi di risposta terapeutica (entro 20 giorni) con più rapida guarigione clinica e massimo effetto antalgico durante la rigenerazione. Associo a seconda dei casi 1-2 applicazioni Laser. Infatti la “Tissue Engineering” emorroidaria associata a Fotobiomodulazione a bassa energia regolarizza, come noto, i radicali liberi mitocondriali, (promuovendo una più efficace ed estesa normalizzazione dell’apoptosi cellulare). La fotobiomodulazione Laser inoltre promuove appena al di sopra di basse temperature (42°C) la destrutturazione del collagene stimolandone la sintesi biologica. Ciò si è dimostrato utile nella correzione del prolasso unitamente alla TRAP emorroidaria, poichè i fattori di crescita cellulare vengono per molti giorni liberati ad ondate cicliche nei tessuti.Vedi link
3Perché si è dimostrato utile eseguire subito dopo l’anestesia locale l’applicazione indolore del Laser diodo ad 808 nm e per quale ragione alcune applicazioni Biofotoniche Laser sono consigliabili ad intervalli successivi di 7 -10 giorni ?
Gli attuali, accreditati studi della moderna Biofotonica e le loro attuali applicazioni cliniche, in gran parte provenienti da Germania, Giappone, Russia, Italia, Taiwan, U.S.A. hanno dimostrato alle adeguate lunghezze d’onda ed in determinate modalità applicative relative al “Tissue Engineering” (la Medicina Rigenerativa) una forte capacità rigenerativa clinica per la flebologia emorroidaria, con rilevante stimolazione delle cellule staminali autologhe, recuperando la “regolare apoptosi cellulare” cioè la “regolare rigenerazione del rinnovamento cellulare” quando patologicamente alterato nei tessuti biologici.
4La Fleboterapia rigenerativa delle vene emorroidarie è in grado di conservare e di “correggere” le vene e la mucosa sovrastante ?
Si. Al contrario, la scleroterapia chiude le vene emorroidarie obliterandole o “distruggendo” il gavacciolo emorroidario che diverrà un’escara, poiché chimicamente aggressivo. Il problema emodinamico non viene peraltro corretto né contenuto, ma spostato semplicemente a carico di altri segmenti venosi. Non è presa in alcuna considerazione la correzione ed il recupero anatomico delle varici ano-rettali (VAR) del plesso venoso ano-rettale e che talora fà seguito anche all’aumento della pressione nella vena porta, perché il sangue venoso non è adeguatamente drenato dal fegato (come avviene ad esempio quando il fegato e reso duro e “fibroso” da numerose epatopatie). E’ inoltre impossibile eseguire anche una correzione del prolasso della mucosa intestinale che le ricopre e che dalle stesse emorroidi viene solitamente “trascinato” all’esterno in variabile grado e che spesso a livello del retto basso presenta un’ampio scollamento dai piani anatomici sottostanti. L’uso endorettale di gel o creme all’acido ialuronico per alcune settimane consente di ottimizzare il trofismo della mucosa e della matrice extra-cellulare, contribuendo al reintegro nei tessuti malati di tale importantissima struttura che normalmente è presente abbondantemente nei tessuti sani e che và reintegrata col passare degli anni e nel tessuto malato.
5Ha ancora senso attualmente asportare la patologia emorroidaria ?
E’ un vecchio equivoco quello di asportare o “demolire” chirurgicamente le emorroidi. L’antico equivoco riguarda le varie forme della chirurgia demolitiva emorroidaria ed è ormai stato ampiamente ed autorevolmente definito nel corso del “World Congress of Colonproctology” del 2005, Chairman l’Illustre Prof. Mario M. Giordani : le autorevoli conclusioni sono infatti tutte per la conservazione delle emorroidi. L’antico equivoco terapeutico è stato brillantemente esposto anche dalle osservazioni scientifiche del Prof. Luigi Longo, durante il Convegno sul “Trattamento chirurgico delle emorroidi”. Con il suo intervento fà risalire le vene emorroidarie nel canale anale, conservandole nella loro integrità affinchè assolvano la funzione alla quale sono deputate dalla natura, (al fine di contenere la fuoriuscita dei gas dall’ intestino) riducendo solo di alcuni centimetri il tratto della mucosa anale sovrastante e che le comprende, utilizzando idonea suturatrice meccanica.
6Qual’è il costo della procedura ambulatoriale e quali sono le ragioni degli ostacoli alla diffusione della fleboterapia rigenerativa?
Il costo della terapia è realmente basso e non si rendono necessari molti farmaci per il successo terapeutico ed il controllo del dolore. E’ inoltre possibile evitare ricoveri, degenze e costi sociali. Il paziente riprende l’attività lavorativa rapidamente: è quindi assolutamente inspiegabile che possano esistere ostacoli alla diffusione della terapia con il più antico principio attivo sclerosante del mondo, ignorandone la diversa azione biologica sui tessuti, qualora non sia desiderabile per il paziente un’azione sclerosante e dunque chimicamente troppo aggressiva per la matrice cellulare ed il citoscheletro oltre che per i delicatissimi fattori proteici rigenerativi cellulari. Per garantire la stabilità del risultato clinico occorre però ripetere più sedute anche se a distanza di pochi mesi (2-3 mesi l’una dall’altra). Dobbiamo infatti considerare i fattori di crescita cellulare come il concime fertilizzante delle cellule staminali autologhe nei nostri tessuti biologici. Così sul concime che uso più di frequente è scritto: Dosi d’impiego Limoni ed altri agrumi: Concimare al momento del trapianto, a fine inverno, in primavera e alla fine dell’estate (ed in effetti considerando le ragioni climatiche dove vivo, personalmente l’impiego sempre già a fine agosto, fine settembre, fine ottobre e metà novembre). E con meravigliosi risultati!
7Quali sono i vantaggi ed i limiti del trattamento?
La possibilità di curare non il solo effetto (ablazione di emorroidi visibili) ma bensì tutte le varici ano-rettali numerose che riforniscono i gavaccioli emorroidari: esse possono rendersi raggiungibili localmente solamente grazie ad un principio attivo liquido (il salicilato di sodio in veicolo idro-glicerico), indolore e rispettoso localmente dei plessi venosi in cui manifesta l’azione terapeutica locale rigeneratrice. Il vantaggio di poter risolvere nella stessa seduta entrambe i danni anatomici del paziente emorroidario: il prolasso della mucosa ano-rettale del paziente (primo fattore in causa nella patologia emorroidaria di qualsiasi grado) e la presenza di varici ano-rettali spesso di enorme portata venosa ed elevata pressione intravenosa, come ad esempio nell’ipertensione portale o nelle patologie epatiche maggiori. Soltanto ottimizzando il risultato fino al totale recupero del danno anatomico è possibile mantenere il risultato dell’autoguarigione ottenuta dal paziente. I controlli clinici a 5 anni dimostrano una stabilità anatomica ed il recupero di una rapida, efficace e corretta evacuazione. Per questa ragione sono così importanti le visite di controllo con il rettoscopio.
8Quali antidolorifici vengono consigliati dopo il trattamento?
Semplicemente Tachipirina in compresse oppure dei FANS per via orale (2 volte al giorno per un periodo dai 2 ai 5 giorni al massimo). La reattività dolorosa dei pazienti è variabile poiché la via che innesca l’attivazione e successiva liberazione dei fattori di crescita cellulare è attivata dalla liberazione di acido arachidonico endocellulare proprio per via delle fosfolipasi liberate dai fosfolipidi delle membrane cellulari nel sangue venoso, dopo contatto con la soluzione terapeutica stessa, proprio grazie all’attivazione delle ciclossigenasi (COX) e delle lipossigenasi endocellulari con liberazione contestuale anche di prostaglandine, di leucotrieni, istamina, prostaciclina, trombossano, serotonina ed altri fattori proteici che possono rendersi responsabili dei modesti fastidi avvertibili da alcuni pazienti anche se pur sempre per pochi giorni. I fastidi locali sono inoltre influenzati variabilmente anche da concause variabili come la presenza di idrogenioni (ioni idrogeno) nei tessuti patologici del paziente. L’uso endorettale di gel o creme all’acido ialuronico per alcune settimane consente di ottimizzare il trofismo della mucosa e della matrice extra-cellulare.
9E’ possibile curare pazienti affetti dalla recidiva della malattia emorroidaria?
E’ possibile incontrare frequentemente emorroidi residue o recidive all’atto ablativo e comprendere che il paziente rinvii la visita nella necessità di un ulteriore intervento chirurgico è nella logica dell’umano sentire. In tali casi la fleboterapia rigenerativa emorroidaria è una valida alternativa, ma è però frequente che il paziente si sottoponga con notevole ritardo alla terapia rigenerativa rendendo indispensabili per la stabilità della patologia 3-4 trattamenti terapeutici, sempre accompagnati dall’applicazione di acido ialuronico per uso endo-rettale. Terapia conservativa non vuol dire “conservare una patologia” ma recuperare la naturale condizione anatomo-funzionale precedente alla malattia emorroidaria. Con l’assoluto rispetto per ogni altra metodologia, è onestamente difficile ipotizzare una terapia migliore della “restitutio ad integrum” per un tessuto malato se ci poniamo l’obiettivo terapeutico nella guarigione. L’uso endorettale di gel o creme all’acido ialuronico per alcune settimane consente di ottimizzare il trofismo della mucosa e della matrice extra-cellulare.
10Qual’è il meccanismo d’azione della fleboterapia rigenerativa emorroidaria (TRAP emorroidaria)?
La fleboterapia rigenerativa fonda i suoi presupposti sulla liberazione dalle cellule del sangue venoso di numerosi fattori di crescita cellulare (in particolare dalle piastrine e dai globuli bianchi) e per la sua stabilità negli anni presuppone della totale risoluzione anatomica del prolasso, di un miglioramento visibile del trofismo della mucosa e di una significativa risalita e fissazione ai piani anatomici sottostanti grazie alla produzione di un’abbondante matrice extra-cellulare e di collagene, che risolva il prolasso e lo scollamento della mucosa stabilmente. I fattori di crescita cellulare piastrinici e leucocitari sono il “concime” delle nostre cellule staminali autologhe (sarei contento se tu leggessi qualcosa a tempo libero sulle voci che ho posto in grassetto): anche la tecnica che attuo ha bisogno dei suoi tempi e dei suoi intervalli. Non sarà mai possibile ottenere un risultato esaustivo per tutti i casi clinici in una sola seduta. Ma a quanto pare ciò è vero anche per il concime delle mie piante. Dobbiamo infatti considerare i fattori di crescita cellulare come il concime fertilizzante delle cellule staminali autologhe dei nostri tessuti biologici. Non avviene dunque la chiusura dei vasi venosi emorroidari trattati ma il normale rimodellamento dell’architettura venosa con un rafforzamento stabile della parete vasale. Ciò è importante per rispettare e conservare la funzionalità venosa. La rigenerazione dei gavaccioli emorroidari e delle varici ano-rettali si dimostra un’ideale terapia, scevra delle tipiche complicanze che altre metodiche presentano: essa non distrugge i tessuti patologici ma ne promuove ed attua la reale guarigione.
11E’ stabile nel tempo la terapia rigenerativa emorroidaria?
Per la stabilizzazione dei risultati clinici è necessario ripetere lo stimolo terapeutico mediamente almeno per 3-4 successive infiltrazioni a seconda del variabile caso clinico a distanza di pochi mesi.
12Eseguendo dal 2006 la fleboterapia rigenerativa emorroidaria, quali vantaggi riscontra nei pazienti?
Dal 1993 la fleboterapia rigenerativa rappresenta una terapia consolidata grazie anche al suo principio attivo: il semplice salicilato di sodio. assenza totale del rischio di emorragie post-operatorie in assenza di terapia antalgica. assenza di anestesia generale o spinale (terapia anestetica per infiltrazione: la lidocaina è il costituente delle creme antalgiche locali). assenza dei giorni di degenza clinica e ricovero. nella stessa seduta si curano sia emorroidi esterne che interne. non cura il solo effetto (emorroidi visibili) ma può distribuirsi localmente alle vene del plesso emorroidario (che riforniscono la malattia emorroidaria). consente la terapia del prolasso mucoso-emorroidario e la colonscopia è eseguibile tranquillamente 30 giorni dopo la stabilizzazione del trattamento.
13Quali indicazioni e controindicazioni nelle terapie ablative (Chirurgia, Laser etc.) e quali vantaggi può aspettarsi il paziente affetto da malattia emorroidaria nella terapia conservativa rigenerativa?
Le terapie ablative emorroidarie sono l’unico modo per asportare la patologia emorroidaria. La fleboterapia rigenerativa emorroidaria non asporta le emorroidi ma rimodella le pareti venose emorroidarie e tutte le vene che riforniscono i gavaccioli emorroidari: curando l’effetto ne guarisce la causa ed i tessuti dopo 30 giorni circa torneranno alla normalità anatomica, recuperando la loro funzione. In Medicina definiamo ciò “restitutio ad integrum” (locuzione latina che indica una ritrovata normalità e funzionalità dei tessuti od organi a seguito di malattie che li hanno colpiti). In pratica ciò coincide con la guarigione della malattia emorroidaria e con il recupero delle normali funzioni fisiologiche, senza asportare, necrotizzare, bruciare, la regione affetta da patologia.
14Come guarire dalla malattia emorroidaria ricorrendo alla possibilità conservativa per le vene emorroidarie?
Numerose ed affermate pubblicazioni di grande rilievo medico-scientifico Internazionale hanno dimostrato ed acquisito farmacologicamente da tempo che il salicilato di sodio produce una potente azione di stimolazione sulle cellule staminali e che gli effetti rigenerativi constatati sulle pareti venose del plesso emorroidario sarebbero localmente dovute in gran parte anche a questa specifica azione di tale principio attivo sclerosante.