Danno endoteliale e stasi da reflusso

L’ipertensione cronica da reflusso venoso nei pazienti con stasi tipo C1 (teleangectasie) e C2 (varici) : la rigenerazione endoteliale dei GAGs del glicocalice di parete venosa quale modello terapeutico.

  • I differenti quadri clinici dei pazienti flebopatici si manifestano in base alla variabile e diversa condizione infiammatoria cronica dell’organo endoteliale, essendo ampiamente documentata l’infiltrazione leucocitaria e piastrinica della parete venosa in relazione ai sintomi riferiti dai pazienti e che per tale ragione si rivolgono al medico. I diversi quadri clinici rappresentano la risposta al danno endoteliale che è sempre il primo vero bersaglio di tale flogosi cronica, configurando dei modelli di adeguata comprensione sintomatologica (gonfiore, pesantezza, e dolorabilità, può essere associato all’ipertensione venosa, ma alla base vi è sempre disfunzione endoteliale).
  • In particolare vi sono prove di una evidente infiammazione cronica dell’endotelio con gradi diversi di adesione ed infiltrazione dei leucociti e piastrine che si costituiscono in vere e proprie nicchie nella parete venosa. Il paziente flebopatico presenta nelle grosse vene dei processi flogistici : l’ipertensione venosa evidenzia il così detto “Shear Stress Patologico”, rimuovendo il glicocalice (GAGs) ed alterandone la funzionalità endoteliale nei soggetti con varici. Il glicocalice di GAGs sulla parete venosa è oggi considerato come una barriera tra condizione venosa fisiologica e patologica.
  • Il foglietto unicellulare endoteliale riveste al suo interno la parete venosa : il capillare venoso è ad esempio costituito da solo endotelio. Ma il capillare non rappresenta una semplice interfaccia passiva per il flusso del sangue. Rivestendo un ruolo complesso nella omeostasi venosa ci è consentito definirlo quale un vero e proprio “organo capillare” : dunque “organo endotelio” con le seguenti complesse funzioni.
  • L’endotelio è un foglietto cellulare con il massimo livello delle attività bioumorali ematiche e l’alterazione del suo glicocalice rappresenta la cabina di regia che gestisce tutte le funzioni patologiche venose :
  1. Funzioni di barriera : difende la parete del vaso dagli elementi circolanti.
  2. Emostasi circolatoria : macro-microcircolatoria.
  3. Nutrizione : grazie allo scambio di gas e di metaboliti.
  4. Regolazione del tono vasale : sostanze vasodilatanti (prostacicline ed ossido nitrico) e sostanze vasocostrittive (endotelina ed anione superossido).
  5. Regolazione di adesione cellulare : prevenire e trattare il danno vascolare (molecole di adesione : ICAM – VCAM).
  6. Produzione di sostanze fibrinolitiche e di coagulazione : (ad esempio la trombomodulina).
  7. Angiogenesi : quale risposta di compenso al danno vascolare.
  8. Funzioni flogistiche ed autoimmunitarie : interagisce attivamente con tali funzioni circolatorie.
  9. Funzione autocrina e paracrina : nel primo caso quando una cellula modifica sé stessa (nel caso dei monociti ciò avviene grazie all’interleuchina) nel secondo caso vengono prodotti potenti mediatori.
  • Il foglietto unicellulare endoteliale si presenta come una struttura subcellulare, un “film interno di carica elettrostatica negativa” dello spessore variabile da 0.5 – 5 micron e che funge da barriera elettrica antiadesiva, ed è strutturalmente composto da numerosi filamenti variabilmente rappresentati, compatibilmente con il danno subito in seguito al reflusso venoso ed al grado della ipertensione venosa cronica subita dal paziente. La stasi venosa provoca attività infiammatoria dell’endotelio con trasduzione del segnale e graduale adesione e successiva infiltrazione dei leucociti. Il glicocalice è formato da glucosaminoglicani (GAGs).
  • La possibilità dell’integrazione farmacologica dei glucosaminoglicani del glicocalice endoteliale venoso è ampiamente documentata e definita come : glycocalyce restoring . E’ dunque possibile il ripristino dei GAGs della parete venosa creando una barriera di cariche negative che è in grado di respingere le adesioni infiammatorie leucocitarie.
  • La possibilità di una cura vera e propria della parete dei vasi venosi viene finalmente proposta dopo 20 anni di studi e sperimentazioni in conformità alla più aggiornata versione dell’ Helsinki Declaration ed approvata dal Comitato Etico (Ethics Committee) conformemente alle norme ICH GCP promulgate dal DM 15/07/97 ed al Dlgs 211 24/06/2003 con soluzione non obliterativa tri-dimensionale di salicilato di sodio in veicolo idroglicerico grazie anche alla Fleboterapia Rigenerativa Ambulatoriale Tridimensionale (TRAP).
  • Per tale ragione, la possibilità di preservare funzionalmente l’ organo endotelio risulterebbe essenziale, com’è noto al mondo angiologico.
  • Il ripristino della corretta funzionalità venosa essendo collegato al recupero anatomico del circolo venoso e delle sue vene perforanti incompetenti sarebbe in molteplici situazoni di grande utilità per i pazienti.